Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa, e a pretendere con ogni sua fora quello che desidera.
Paulo Coelho, Monte cinque, 1996

Il colore di pelle, i linguaggi e i modi di comunicare, i profumi e gli odori differenti non hanno importanza. I bambini vanno salvaguardati e protetti. Compito degli insegnanti, dei genitori, in generale di chi è in contatto con loro, è proprio questo: contribuire a tutelare i diritti dell’infanzia.

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e aiuto, questo aiuto non potrà che venire dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo
Maria Montessori
Il più grande successo per un insegnante…è poter dire: “I bambini stanno lavorando come se io non esistessi”
Maria Montessori
Il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione
Maria Montessori

Il gioco: un diritto dell’infanzia

Il Gioco è uno straordinario cibo,

nutriente e pieno di energie positive,

di cui ciascuno si può alimentare

durante tutte le età della vita e non solo quella infantile.

[A. Mori]

Il gioco è: 

  • opportunità di scaricare energie
  • apprendimento di regole
  • esplorazione
  • esperienza gioiosa: si gioca per il piacere che deriva dall’atto stesso di giocare
  • creatività
  • pre-esercizio di conoscenze e capacità necessarie per la vita adulta
  • espressione di emozioni
  • stacco dalla routine per entrare in un mondo di finzione

Il gioco è una caratteristica fondamentale della nostra specie, uno degli aspetti che più ci permettono di comprendere la natura dell’uomo.

Il gioco è un’attività spontanea e date le sue potenzialità per lo sviluppo dovrebbe essere garantito ad ogni bambino dal momento che è riconosciuto come diritto fondamentale dell’infanzia sancito all’interno delle dichiarazioni internazionali.

Per tale motivo l’obiettivo primario dell’insegnante, dell’educatore o di chiunque si trovi nella situazione è assicurare al bambino la possibilità di giocare in modo spontaneo, libero da condizionamenti esterni, anche se possono stimolare il gioco con forme e modalità educative.                                                                 

Perché il gioco educa?

Perchè…

Giocare significa allenare la mente alla vita. Un gioco non è mai solo un gioco.

S. Littleword


Soltanto nel gioco è possibile per l’uomo essere veramente libero. Il gioco costringe alla parità perché a tutti i giocatori sono state impartite le stesse istruzioni, e inoltre mette in pratica la certezza del diritto, perché un gioco può esistere soltanto nel rispetto delle regole.


J. Zeh



Non una scuola per bambini, ma una scuola dei bambini, in cui piccoli diventino persone e diano vita ad un mondo di pace

Educare alla libertà, Maria Montessori
Per educare i bambini alla pace, non solo le insegnanti, ma chiunque sia a stretto contatto con loro dovrebbe far sì  che si rispettino gli uni e gli altri, sorridano insieme e non abbiamo paura di tenersi per mano anche in un semplice girotondo.

Non una scuola per bambini, ma una scuola dei bambini, in cui piccoli diventino persone e diano vita ad un mondo di pace

Educare alla libertà, Maria Montessori

Per educare i bambini alla pace, non solo le insegnanti, ma chiunque sia a stretto contatto con loro dovrebbe far sì  che si rispettino gli uni e gli altri, sorridano insieme e non abbiamo paura di tenersi per mano anche in un semplice girotondo.


Ogni bambino ha diritto ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo.

Progetto Nati per leggere


In questo video di può osservare uno dei metodi per animare una lettura. Rilevante è la posizione dell’insegnante e dei bambini nello spazio, in questo frontale, perchè permette una migliore comunicazione oltre che verbale, anche non verbale. Chi legge ha anche l’importante compito di trasmettere fiducia e protezione tramite l’intonazione, il ritmo, le pause, la mimica e la prossemica. L’insegnante che è ripresa in questo video è un perfetto esempio di lettura animata; come si può notare ha catturato l’attenzione di tutti i bambini.

Fiabe: un aiuto per crescere

Tutti sanno che i libri sono uno strumento educativo. Un genere letterario, però, coinvolge tutti, grandi e piccini: la fiaba. Negli anni ha acquisito rilevanza pedagogica e spesso nelle scuole vengono svolte delle attività che comprendono la lettura, l’ascolto o la creazione di una fiaba.

Quante insegnanti sono davvero consapevoli di questo importante strumento che possono usufruire per aiutare i loro piccoli allievi a crescere e a capire il mondo?

Le fiabe sono preziose perle di saggezza e uno dei loro pregi consiste nell’inviare messaggi espliciti, ma anche impliciti e raggiungere così sia l’intelligenza sia il cuore. L’elemento forte delle storie narrate è la metafora: forma di espressione che esprime una realtà sotto l’apparenza di un’altra. La metafora cattura l’attenzione e stimola l’immaginazione.  

Le fiabe, inoltre, hanno un contenuto altamente simbolico che riguarda alcuni temi universali come la lotta fra bene e male. Infatti non c’è la negazione del male per far capire al bambino che nella vita esistono il bene e il male e non si può scegliere il bene senza venire a contatto con il male. La fiaba insegna quanto sia seducente ed attraente il male poiché questo è sempre rappresentato da qualcuno o qualcosa di molto potente, ma alla lunga chi rappresenta il male è un perdente.

Se prese in considerazioni e valorizzate nel migliore dei modi la fiaba permette ai bambini di sviluppare la fiducia nelle proprie risorse ed inoltre lascia nel lettore, di qualsiasi età, la sicurezza che la vita è bella e che, cosa importante, ci riserva sempre delle opportunità.

Morale della fiaba? Si può riuscire in qualsiasi situazione!

In questo senso la fiaba aiuta a crescere insieme, adulti e bambini ed è proprio riguardo a questo che le insegnanti, ma anche i genitori, possono affidarsi.

Il linguaggio metaforico e magico della fiaba consente, da tempi immemorabili, di raggiungere la mente e il cuore dei bambini, di rispondere ai loro quesiti sui temi fondamentali dell’esistenza e del rapporto con gli altri, di offrire modelli accattivanti al comportamento, di curare in modo lieve le loro paure e insicurezze. 

Fonte: Prova con una storia, Anna Oliviero Ferraris, Ed Rizzoli 2009